LA VISITA DEI MAGI A GESU’: UNA CONFERMA ASTRONOMICA E GEOGRAFICA

Emilio Spedicato

Dipartimento di Matematica, Università di Bergamo

release 4, settembre 2015

Dedicato ai professori:
Mario Alinei, Mario Pincherle e Kamal Salibi,
il cui lavoro sugli Etruschi e su Wadi Jalil
è stato la chiave per lo scenario proposto

Sintesi

Il problema di chi fossero i Magi che visitarono Gesù ha sempre affascinato gli studiosi. Molti ritengono la storia pura fantasia, altri hanno dato varie interpretazioni. Qui, usando informazioni da Vangeli apocrifi, da proprietà delle stelle nove e supernove, e dalla tesi di Kamal  Salibi che localizza la famiglia di Gesù alla sua nascita non nella Galilea (Jalil) ma nella Valle di Galilea (Wadi Jalil) in Arabia, e gli studi di Mario Alinei e Mario Pincherle sulla lingua e tecnologia etrusche, diamo una interpretazione in essenziale accordo con il testo evangelico e altri testi antichi.

1. Introduzione

I Magi che visitarono Gesù dopo la sua nascita sono descritti in vari documenti antichi, fra cui uno solo dei Vangeli canonici, vari Vangeli apocrifi, e leggende che influenzarono la letteratura e l’ arte, specialmente nel Medio Evo. Quale ipotesi di lavoro qui assumiamo che l’evento di cui trattasi abbia valenza storica, e mostriamo come i dettagli trasmessi siano accettabili in un contesto che in parte differisce dalle tradizionali spiegazioni.  Per una interpretazione non standard vedasi anche Molnar (1999), che interpreta la storia in modo parzialmente simbolico, e Panaino (2012), via un uso raffinato dell’ astrologia antica, in particolare del Tetrabiblos di Tolomeo. La storia tradizionale sui Magi, nel nostro approccio realistico risulta caratterizzata da impressionante accuratezza. Conferma inoltre  le teorie di Salibi sulla origine geografica della famiglia di Gesù e di Alinei sulla origine degli Etruschi dalla terra originale abitata da Magiari e da Turchi.

Cominciamo con i documenti qui utilizzati (certo solo una parte di quelli che potrebbero essere studiati). Per prima diamo la storia dei Magi dall’ unico Vangelo canonico che ne parla, quello di Matteo. Citiamo verbatim da La Bibbia, traduzione interconfessionale, Edizione della CEI, 2002, consegnata dall’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco il 4-10-2007, vedasi La Sacra Bibbia, Nuovo Testamento, Mondadori, 2009.

Matteo 2, 1-17

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo di re Erode, ecco alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “dove è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”.

All’ udire questo, il re restò turbato e con lui tutto il popolo di Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: “ a Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

E tu Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero l’ ultima
delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo,
Israele.

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro esattamente il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: “ Andate ed informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’ avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”.

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’ altra strada fecero ritorno al loro paese.

Essi erano appena partiti, quando un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “ Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuol cercare il bambino per ucciderlo”.

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Dall’ Egitto ho chiamato mio figlio.

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva preso con esattezza dai Magi.

Passiamo ora a vangeli apocrifi, Dal  Proto-Vangelo di Giacomo, vedasi Craven (1969), leggiamo

“…vi era una grandissima stella la cui luce fece scomparire le altre …”

Dallo Pseudo Matteo, vedasi Craven (1969)

“… nel secondo anno arrivarono dall’ oriente ….portarono ciascuno una moneta d’oro oltre a oro, incenso e mirra”

L’ affermazione di sopra appare anche nel Vangelo Arabo-Siriano, vedasi Craven (1969), dove inoltre leggiamo:

“ come Zoroastro aveva predetto”

Nel Vangelo Armeno, vedasi Craven (1969), leggiamo:

“Maria ebbe l’ annuncio da un Angelo il giorno di Nissan 15 (ovvero 6 Aprile) ”

“ I Magi arrivarono 9 mesi dopo l’ annuncio…. con loro erano 12 capi e 12.000 uomini. Portarono molti doni. Dissero di avere saputo dell’ evento che doveva succedere da un libro risalente ad Adamo e che era stato conservato da Ciro”

Nel Vangelo dell’ infanzia del nostro Salvatore, Codice Arundel 404, vedasi Moraldi (1989), leggiamo:

“…erano vestiti diversamente da noi, con un abito molto ampio e scuro, un cappello frigio e gambe coperte da pesanti pantaloni “

Nel Vangelo secondo gli Ebrei, vedasi Moraldi (1996), leggiamo:

“   sembra pure che siano degli stranieri; il loro aspetto è diverso dal nostro; i loro vestiti sono molto ricchi; il loro colorito è molto scuro; le loro gambe hanno calzoni…era una folla di viandanti sebbene, secondo alcuni, tre fossero le guide più nobili, cioè Melo, Caspare e Fadizarda  ”

Secondo Girolamo il suddetto Vangelo era scritto in ebraico ed era letto dai Nazarei.

Gli apocrifi citati provengono in parte da citazioni di altri autori, in parte dai documenti scoperti nel 1945 a Nag Hammadi, Egitto, località vicino al Nilo, da un contadino che scavava alla ricerca di fertilizzante. Il contadino li trovò  in un’anfora, nascosta sotto terra da qualcuno che certamente era uomo di studio, forse uno dei monaci di un vicino monastero poi scomparso. Dentro delle borse di cuoio si trovavano 52 documenti (almeno ufficialmente, altri potrebbero essere stati venduti al mercato nero), scritti in copto, per un totale di 1200 pagine. Di solito si considera il ritrovamento del Vangelo di San Tommaso e del Vangelo di Filippo come il più importante. Il Vangelo di Tommaso, consistente di 114 brevi detti o logia, è spesso citato dai Padri della Chiesa. Il suo utilizzo permette di eliminare una incongruenza dei canonici dove, vedasi Matteo 11,11, traduzione sopra citata, Gesù afferma: in verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista. Questa frase presa alla lettera porrebbe Giovanni al di sopra di Gesù, essendo Gesù anche lui nato da donna. Ma nel Vangelo di San Tommaso la frase appare come…. fra i nati da donna, fra Adamo e Giovanni il Battista, non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista.  La frase in questa versione esclude dal computo Gesù, nato tre mesi dopo Giovanni, e quindi esclude la clamorosa interpretazione che seguirebbe dalla formulazione di Matteo.

Sui Magi esistono varie altre fonti nella letteratura sia antica che medioevale, vedasi in particolare Bussagli e Chiappori (1985). Qui ne ricordiamo alcune:

–  il numero dei Magi, tre, e i loro nomi, Gaspare, Melchiorre e Baltassarre, variazione dei nomi dati nel Vangelo degli Ebrei

–  il luogo della loro tomba, in Persia, nella città di Savah, secondo Marco Polo; il nome Savah potrebbe essere associato a Shiva, divinità induista che ha lasciato la sue tracce in molte località del mondo antico, dove poteva esserci stata una presenza indiana durante i grandi periodi vedici o della successiva civiltà della Vallindia

–  le loro ossa sarebbero ora nella cattedrale di Colonia, ivi trasferite nel 1164 da   Milano, da Federico Barbarossa. A Milano  erano state donate dall’ imperatore bizantino Maurizio. A Costantinopoli erano conservate nella chiesa di Santa Sofia, dopo essere state ritrovate in Terra Santa dalla regina Elena madre di Costantino (ed evidentemente grande scopritrice di reliquie vere o false…).

–  che avevano pelle di colori diversi, bianca, scura e giallastra

–  che nella stalla dove nacque Gesù stavano un asino e un bue.

Per la nostra analisi, bastano essenzialmente i dati nel Vangelo di Matteo e nei citati vangeli apocrifi. Dobbiamo ora iniziare con la data di nascita di Gesù, in particolare in quale mese nacque, e con il luogo in cui viveva abitualmente Giuseppe.

2.  Quando Gesù nacque e dove viveva la sua famiglia

Qui consideriamo alcune questioni fondamentali, su cui si sono fatte affermazioni errate.  Si tratta del mese di nascita,  dell’anno di nascita, e del luogo di residenza della famiglia di Gesù, che va collocato diversamente da una millenaria tradizione. La soluzione qui data apre la via a chiarire la questione dei Magi. Arriviamo alla soluzione proposta grazie sia ad un ritrovamento archeologico abbastanza recente che al lavoro del professor Kamal Salibi, storico libanese cristiano, considerato da molti il massimo storico del mondo arabo nel ventesimo secolo.  Il lavoro di Salibi è fondamentale anche per la comprensione degli eventi biblici fra il tempo di Abramo e quello della deportazione delle tribù del nord (Israele) e del sud (Giuda e Beniamino). E’ anche importante per la collocazione corretta di vari eventi riguardanti Gesù. Il fatto che Salibi sia ignorato da quasi tutti gli studiosi in occidente può essere confrontato con l’ ignoranza o la sottovalutazione, durante il periodo del dominio britannico, degli antichi testi dell’India, sede della prima e maggiore civiltà umana, ritenuti fantasiosi e datati a migliaia di anni dopo il loro vero tempo di composizione.

L’ anno di nascita di Gesù fu stabilito in tempi bizantini dal monaco Dionigi il Piccolo, i cui calcoli furono affetti da un errore di 7-8 anni, il valore preciso dipendendo da quando si conteggia l’ inizio dell’ anno (si noti che Thiele (1983) risolse gli annosi problemi di differenze cronologiche fra la storia di Israele e di Giuda proprio notando che nei due stati l’ anno iniziava in un diverso equinozio). Sulla base dei calcoli di Dionigi il Piccolo, fatti verso il 525 AD il calendario bizantino, ancora in uso nelle Puglie all’ epoca delle crociate, parte nel 5500 AC, anno corrispondente ad un qualche evento di “creazione” (non dell’universo o del nostro pianeta, probabilmente un evento nel Giardino dell’ Eden). Il calendario etiopico parte, secondo i calcoli del monaco Panodoros, dal 5492 AC, dando quindi per Gesù una data per la nascita, considerabile corretta, dell’ 8 AC. Essendo la morte di Erode il Grande avvenuta verso il 4 AC, causa la tremenda malattia su cui Giuseppe Flavio nell’ opera Le guerre giudaiche da particolari impressionanti, è chiaro che Gesù non potrebbe essere nato successivamente… eppure abbiamo autori come Baigent (2006) che pongono la nascita di Gesù nel 7 AD, molto dopo la morte di Erode. Segno di come la maggior parte degli autori che oggi rivedono la Bibbia lo fanno senza rigore scientifico, tipicamente trascurando le fonti contrarie alle loro tesi.

Accettiamo, come  anno di nascita di Gesù, l’ 8 AC, confermato anche da un argomento di Keplero. Più complessa è la vicenda del mese e giorno della sua nascita. Il giorno ufficiale oggi dichiarato è il 25 dicembre, giorno di Natale. Tuttavia nell’ ultimo secolo questa data è stata rifiutata da molti studiosi, forse dalla maggioranza, per le seguenti ragioni:

–         Il Natale sarebbe stato scelto come una festività di grande importanza quando la religione cristiana divenne una delle religioni ufficiali. Si volle farla coincidere con la festività mitraica del  Sol invictus, la religione mitraica essendo una delle più importanti nel tardo romano impero, per motivi anche politici, vedasi Barbiero (2013)

–         la presenza di pastori a dicembre è ritenuta incompatibile con il tempo freddo a dicembre a Betlemme.

Tuttavia una analisi del libro dei Giubilei e di altri documenti trovati a Qumran dal professore Shemarjahu Talmon (1958) della Università di Gerusalemme, vedasi anche Messori (2003), indica che Gesù nacque proprio nel periodo tradizionale di Natale. La scoperta di Talmon riguarda le 24 famiglie di grandi sacerdoti cui spettava il compito di gestire le attività sacre del Tempio per la durata di due settimane secondo una rotazione fissa scoperta proprio dallo studio dei documenti citati, essendo prima sconosciuta.  Ora il grande sacerdote Zaccharia, che divenne padre di Giovanni il Battista, apparteneva ad una di queste famiglie, quella di Abia. Secondo Luca 1-5, egli ebbe la visione di un angelo che gli annunciava che sua moglie, creduta sterile, avrebbe concepito. Il suo tempo di presenza al Tempio era la fine di settembre. Dato che Gesù fu concepito circa sei mesi dopo, ne segue una data per la sua nascita  attorno a fine dicembre. E se il citato Vangelo Armeno è corretto, sarebbe dovuto nascere verso il 5 gennaio, ma per le ragioni considerate più avanti nacque una decina di giorni prima del previsto. Va notato che il lavoro di Talmon ha avuto reazioni anche critiche, come è solito in questo campo complesso, vedasi Bazec (2001) che comunque conclude, con altri argomenti la cui analisi supera lo scopo di questo articolo, con il 25 dicembre per la nascita di Gesù.

La presenza di pastori e forse delle loro greggi nel mese di dicembre potrebbe spiegarsi, se vera, vedasi più avanti la discussione sulla stella (o stelle, invero si tratta di due “stelle”) dei Magi, con il fatto che al tempo della nascita, e forse per parecchi giorni prima e dopo l’evento, il cielo era coperto. In questo caso la temperatura lungo il Mediterraneo tende ad essere mite anche in inverno, ed anche su alture non troppo elevate,  in quanto i venti prevalenti vengono dall’ Atlantico, portando aria mite, mentre con cieli limpidi arrivano venti secchi e freddi dal nord e nord est (Russia e anche Siberia), che possono abbassare le temperature notevolmente, anche in Africa settentrionale. Si noti che Betlemme ha una altitudine sul livello del mare di circa 765 m, non particolarmente elevata, e che a dicembre il territorio attorno a Betlemme doveva essere verdeggiante per le piogge tardo autunnale; dato che il latte prodotto dal pascolare su erba fresca è generalmente preferibile a quello ottenuto con il fieno, pare naturale che i pastori facessero pascolare le pecore, il cui latte sarebbe poi stato venduto nella vicina Gerusalemme (distante circa un’ora a piedi).

Ritorniamo all’ affermazione del Vangelo Armeno che l’ Annunciazione  avvenne il 15 di Nissan, ovvero il 6 di Aprile. Assumendo che l’ affermazione sia corretta e che il concepimento sia avvenuto subito dopo l’ accettazione da parte di Maria della proposta dell’ Arcangelo Gabriele (come, non è qui il luogo di discutere, ma una spiegazione che conservi la verginità di Maria sarebbe comunque banale), Gesù sarebbe dovuto nascere verso il 5 gennaio. Ma se la data tradizionale del 25 dicembre è corretta, Gesù nacque una dozzina di giorni prima. Un caso quindi di parto anticipato, non inusuale per una giovane madre, di età sui 14 anni. Dovuto anche alla fatica del viaggio alquanto lungo, oltre 1000 km, compiuto probabilmente a dorso di asino, dal luogo di residenza sito nel Wadi Jalil, in Arabia e non in Palestina, vedasi più oltre l’ analisi di Salibi. Quindi comprendiamo come Giuseppe dovette cercare con urgenza un luogo dove fermarsi per l’ imminente lieto evento prima di raggiungere Gerusalemme. E si noti come Betlemme si trovi a soli circa 7 km da Gerusalemme, e, nella strada presa da Giuseppe partendo dal Wadi Jalil, si trova prima di raggiungere Gerusalemme. Se fosse partito da Nazareth di Galilea si sarebbe trovata dopo…uno strano dopo dato che Giuseppe a Gerusalemme si sarebbe fermato certo non in un albergo, ma presso amici. In queste condizioni di urgenza Giuseppe non avrebbe avuto alcuna remora nel fermarsi in una stalla per ovvie ragioni di privacy. Ritorneremo su questo punto più avanti, ma va notato che Giuseppe, uomo assai anziano d’immensa autorità, certo ben noto come discendente di Davide e Salomone, uso a viaggiare ampiamente per il suo lavoro di esperto in costruzioni, sicuramente conosceva a Gerusalemme molte persone che lo avrebbero ospitato insieme con Maria. A quei tempi gli alberghi praticamente non esistevano, salvo nella forma di caravanserragli lungo le grandi vie di comunicazioni o di locande nelle stazioni postali di cambio cavalli. E praticamente nessuno diretto a Gerusalemme si sarebbe fermato a Betlemme o avrebbe cercato un alloggio in quel villaggio ad una sola ora di distanza da Gerusalemme. Uno stato di fatto che sembra non considerato nella letteratura, per quanto a me noto.

Quindi notiamo che Gesù alla nascita ha condiviso le condizioni di molti poveri, e che nacque inoltre, per coincidenza, forse provvidenziale, nel giorno del Sol Invictus. Quelle provvidenziali coincidenze che sembrano caratterizzare molti eventi biblici, dove fatti apparentemente miracolosi sono spesso riducibili ad eventi naturali rari, sui quali si innesta l’azione di uomini speciali come guidata da un potere superiore. Dio preferisce, è mia opinione , lavorare sulla mente dell’ uomo piuttosto che alterare le leggi della fisica.

Dobbiamo ora discutere dove la famiglia di Gesù vivesse, trattandosi di una questione fondamentale per capire cosa accadde ai Magi e giustificare gli ulteriori fatti associati ad Erode. Per secoli è stato creduto, e si legge in forse tutti i libri scritti da cristiani tradizionali, che la famiglia di Gesù viveva in un piccolo villaggio della Galilea (Jalil in arabo), di nome Nazareth. Nazareth giace sul pendio di una collina dominante la valle dove veniva ricostruita al tempo di Gesù, la  città di Sepphoris, distrutta dai Romani qualche anno prima. Questa città aveva circa 70.000 abitanti al tempo della rivolta ebraica del 70, circa tanti quanti Gerusalemme (la cui popolazione crebbe enormemente prima dello scoppio della guerra, le feste religiose avendo attratto tantissimi pellegrini; fatto che provocò la terribile fame nella città durante l’ assedio, descritta da Giuseppe Flavio nella Guerra giudaica). Il villaggio di Nazareth e la Galilea non godevano di buona fama ai tempi della predicazione di Gesù, come ricorda un noto passaggio nel vangelo. Ora Salibi (2007) ha arguito con forti argomentazioni, in particolare con solide ragioni geografiche, che il luogo originale della famiglia di Giuseppe non fosse nella Galilea di Sepphoris, ma fosse il Wadi Jalil, la Valle di Galilea. Questa valle si trova nell’ Arabia centro-occidentale, presso l’ attuale Taif, non lontano dalla Mecca, ma lungi dal territorio controllato dai romani e da Erode a quel tempo.

Fra i suoi argomenti:

–         la maggior parte dei toponimi citati nei Vangeli si riscontrano nel Wadi Jalil, fra cui alcuni introvabili in Palestina

–         gli abitanti della valle erano chiamati Nazarah, da cui segue naturalmente il nome di Nazareno dato a Gesù, senza invocare fantasiose spiegazioni come quella di uomo che mai si taglia la barba

–         in aggiunta agli argomenti di Salibi notiamo che oggi nel mondo islamico i cristiani sono chiamati usualmente popolo del Messia, ma che in Arabia, comprendendo anche Yemen e Hadhramaut, sono chiamati al singolare Nasrani,   al plurale Nazarah, il che appare un chiaro ricordo della loro origine geografica. Vedasi Doughty (2006) per l’ Arabia settentrionale, da lui visitata a fine ottocento, e Stark (2005), che visitò l’ Hadhramaut nel 1934

–         di grande interesse è il fatto che Paolo, dopo la visione a Damasco e la sua accettazione della divinità di Gesù, ebbe solo limitati contatti con gli apostoli, caratterizzati anche da discussioni e scontri, ma passò un periodo forse di tre anni in Arabia. Dove, non è detto, e nemmeno per quale ragione, ma in questo contesto appare naturale che sia andato dove la famiglia di Gesù era vissuta, e non invece, come proposto da non pochi, a meditare in qualche solitudine del deserto, anzi in qualche luogo che era stato frequentato da Mosè. Paolo uomo di enorme dinamismo ed azione è difficile vederlo solitario a meditare sulla cima di qualche monte o in qualche grotta. Quindi in Arabia potrebbe avere appreso argomenti che poi introdusse con gran forza nel suo insegnamento, come appare dalle sue lettere, spesso innovando su quanto i Vangeli dicono, almeno ad una prima lettura.

In questo lavoro accettiamo la tesi di Salibi che Giuseppe avesse residenza nel Wadi Jalil, una valle abbastanza estesa, ricca e popolata. Essendo egli un ben noto discendente di Davide e Salomone, doveva essere un uomo altamente rispettato, con conoscenze in molti ambiti ed arti, capo di una famiglia importante e probabilmente ricca. Doveva avere conoscenze professionali speciali, non solo come lavoratore di semplici oggetti in legno, con una professionalità forse superiore a quella di carpentiere, termine usato da Messori per tradurre la parola greca technon. Negli apocrifi che parlano di come divenne il custode di Maria, quando questa lasciò il Tempio all’ età di dodici anni, per ragioni di purità mestruale, è definito costruttore di edifici, lavoro che faceva lontano da casa, con un riferimento a Cesarea Marittima; incontrò Maria in stato di gravidanza proprio al ritorno da un simile lavoro, arrivando assai stanco, e certamente doveva essere stato lontano parecchi mesi.

E’ certo possibile che lui, suoi parenti ed altri abitanti del Wadi Jalil, avessero dei contratti per lavori edili nelle città in costruzione, ivi compresa Sepphoris. E quindi è possibile che un gruppo di lavoratori nazarah del Wadi Jalil vivesse nel piccolo villaggio di Nazareth quale dimora temporanea, villaggio il cui nome rifletteva quello degli abitanti del Wadi Jalil.

Non sappiamo da quanto tempo Giuseppe, e i suoi avi, vivessero nel Wadi Jalil. Forse vi si erano recati quando Erode giunse al potere sapendo che per un discendente di Davide, i suoi parenti ed i membri del suo clan,  era pericoloso restare nel territorio controllato da Erode. Erode divideva il potere con i romani, ma certo aveva la mano libera in molte vicende, o con l’ oro tacitava chi voleva. Forse la famiglia era presente nel Wadi Jalil da molte generazioni, questo luogo trovandosi assai vicino alla montuosa regione dell’ Asir, nell’ Arabia SW, che secondo sempre Salibi  (1988, 1996, 1998), è da identificarsi con la terra di Canaan del latte e del miele, assegnata ad Abramo e discendenti; quindi una terra di Canaan in Arabia e non nella Palestina. Solo al tempo del grande impero di Salomone, vedasi lo scenario da noi proposto, Spedicato (2009), la Palestina e Gerusalemme furono sotto controllo ebreo, nell’ ambito di un regno, dalla durata effimera, esteso dal Nilo all’ Indo e al Syr Darya …

Il regno di Salomone si spezzò presto in due parti, quando la gestione fu affidata ai due figli; una, il regno di Israele, era formata da dieci tribù, l’ altra, il regno di Giuda, da due tribù, e i due regni erano in litigio assai frequente, anche bellico. Nel 722 AC le dieci tribù furono deportate dal re assiro Sargon II in una regione la cui localizzazione è stata molto discussa, ma che noi riteniamo, in base a ragioni che qui non possiamo discutere,  fosse il territorio attorno a Kabul, in Afghanistan. Le altre due tribù furono deportate in Mesopotamia verso il 587 AC dal re babilonese Nebuchadnezzar. Quando Ciro prese il potere, permise ai popoli deportati di ritornare alle loro terre. Parte delle dieci tribù tornarono forse in Arabia, nell’ Asir e nello Yemen, forse anche nell’ Hegiaz. Le due tribù si sistemarono in parte nella Palestina, specie nella zona di Gerusalemme, e in altre zone, in particolare in Egitto. Gli ebrei di queste due tribù furono in ottimi rapporti con i persiani, spesso agendo come loro amministratori, incontrando poi vari problemi con la caduta dell’ impero persiano.

Che molti ebrei fossero presenti in Arabia al tempo di Maometto è ben noto, vedasi Al Tabari (2002). Essi controllavano il commercio ed anche l’ importante produzione dei datteri; si scontrarono con Maometto e furono sconfitti. Ma ancora molti vivevano in Arabia nel dodicesimo secolo, compreso lo Yemen, vedasi Beniamino da Tudela (1988), che valuta il loro numero nello Yemen (maschi adulti forse) a mezzo milione, ovvero la metà del numero totale di ebrei nel mondo per i quali disponeva di dati! Quelli che vivevano attorno al Mediterraneo erano solo 30.000!

Quindi è anche possibile che Giuseppe discendesse da una famiglia di Giuda  spostatasi in Arabia al tempo di Ciro.  La distanza fra Nazareth e il Wadi Jalil è di circa 1500 km, è di circa 1300 da Gerusalemme. Si viaggiava usualmente a dorso di asino, come vediamo anche in una citazione di un apocrifo secondo cui Maria fu trovata in stato interessante da Giuseppe al suo ritorno in asino da un luogo dove aveva lavorato in costruzioni. Altri apocrifi danno per Giuseppe l’ età di 90 anni quando ebbe in affido la dodicenne Maria, che sino ad allora aveva lavorato nel tempio tessendo materiale (color di porpora) per il grande telo del tempio (altre ragazze lavoravano con oro, argento, bisso, asbesto…). Giuseppe si era sposato a 40 anni, aveva perso la moglie a 89, aveva sei figli, probabilmente la maggior parte sposati e con figli. A questa età fu incaricato di curare Maria sino a quando, verso i 14 anni, si sarebbe sposata. Cercò di evitare questo impegno, ma vi fu costretto dopo una serie di eventi speciali, su cui pure parlano vari apocrifi. Si sentiva probabilmente vecchio, ed anche aveva molti impegni con il suo lavoro.

3. La stelle o le stelle dei Magi

La questione della stella dei Magi è stata oggetto di molto interesse, e fra le spiegazioni proposte citiamo, senza riferimenti, le seguenti:

  • allucinazioni multiple
  • parto di fantasia
  • apparizione di UFO
  • cometa
  • tripla congiunzione di Giove e Saturno
  • una nova o supernova.

Pur potendoci essere altre spiegazioni, qui consideriamo le ultime due sopra elencate, concludendo, con un argomento che ci sembra sia stato ignorato, come entrambe siano accettabili, una in relazione alla nascita di Gesù, quando i Magi non erano ancora partiti, l’ altra in relazione al loro arrivo.

La tripla congiunzione fu proposta da Keplero (1614) dopo laboriosi calcoli che mostrarono che, nel periodo della nascita di Gesù, Giove e Saturno ebbero tre congiunzioni ravvicinate nell’ anno 7 AC, nei giorni 29 maggio, 29 settembre e 5 dicembre. Tali congiunzioni ebbero luogo nella costellazione del Pesce, un evento raro che avviene circa ogni 800 anni, mentre circa ogni 120 anni si ha una congiunzione in una qualche costellazione. Si noti che una singola congiunzione avviene quasi esattamente ogni 20 anni, possibile ragione di perché il numero 20 abbia quasi un carattere sacro, appaia inoltre come base di calcolo invece del 10 in centinaia di lingue, e sia particolarmente importante nei riti e calendari dei Maya, vedasi Spedicato (2013). Stando a Wikipedia, pare che gli astronomi caldei avessero previsto le tre congiunzioni di Keplero con un anno di anticipo. La costellazione del Pesce è importante simbolicamente in quanto al tempo di Gesù si ebbe la transizione del punto in cui il sole sorge all’equinozio dalla costellazione del Toro a quella del Pesce. Questo evento ora si sta verificando con la transizione all’Acquario. Eventi questi che si verificano ogni 2200 anni circa a seguito del fenomeno della precessione. Tuttavia la congiunzione fra Giove e Saturno non sembra poter spiegare la stella che apparendo ai Magi ne determina la partenza, per i seguenti motivi:

–         l’ aumento della luminosità sarebbe osservabile, ma non tale da nascondere la luce delle altre stelle, come affermato nel Protovangelo di Giacomo. La luminosità totale crescerebbe di meno di un fattore due, e meno ancora per l’occhio umano, che è sensibile al logaritmo della luminosità assoluta

–         i calcoli di Keplero, e ciò vale anche per calcoli effettuati sui computer di oggi, non possono considerarsi perfettamente accurati. Infatti un confronto effettuato su una dozzina di modellizzazioni ed algoritmi per l’ evoluzione dei pianeti solari, vedasi Dixon (2008), ha mostrato diverse previsioni sulle posizioni dei pianeti già a 400 anni da oggi verso il passato e 2000 verso il futuro. Un risultato questo che mostra la delicatezza del calcolo di sistemi nonlineari e che fra l’altro toglie valore alle datazioni di eventi antichi da molti proposte sulla base di antiche eclissi.

Al di là delle osservazioni critiche di sopra, la tripla congiunzione deve essere associata non alla stella luminosissima vista nel luogo di partenza, ma alla stella che appare sulla casa di Gesù. Qui i Magi arrivano dopo oltre un anno di viaggio, quindi, assunto l’ anno 8 AC per la nascita di Gesù, in accordo con il calendario etiopico, saremmo proprio nel 7 AC calcolato da Keplero. Stella che è notata all’ arrivo dei Magi, ma non è descritta come avente la straordinaria luminosità di quella apparsa un anno prima. E volendo vedere significati simbolici, nella tripla congiunzione si potrebbe riconoscere un riferimento alla Trinità. Per ulteriori considerazioni sulla stella di Betlemme vedasi Molnar (1999).

Diverso è il discorso per le nove e le supernove. Consideriamo ad esempio le supernove della classe Ia, vedasi Mazzitelli (2002). Tali supernove appaiono nella nostra galassia ogni qualche secolo, ma ora siamo in grado di vederne circa una ogni giorno nelle altre galassie. Caratteristica importante è che la luminosità di tali stelle, soggette ad una colossale esplosione terminale, aumenta in poche ore a un centinaio di miliardi di volte la luce del nostro sole, ovvero diventa confrontabile con la luminosità totale delle stelle della nostra galassia. Quindi se l’ evento avviene in una galassia lontana, la luminosità di questa raddoppia all’ incirca e il fenomeno è visibile con gli strumenti di oggi. Dopo un periodo di qualche settimana la luminosità decresce fortemente, e la stella non è più visibile; episodi di ripresa successiva della luminosità non sono registrati.  Simile fenomeno di grande luminosità, ma ordini di grandezza inferiore, è associato alle nove, le quali potrebbero comunque apparire nel cielo luminose come una supernova se abbastanza vicine. La luce intensa di una nova ha una durata inferiore a quella delle supernove, iniziando a spegnersi dopo una giornata. Qui sono possibili, e tipici, episodi di ripresa di luminosità, ma a distanza di secoli. Quindi la stella che riappare quando i Magi raggiungono il luogo dove sta Gesù non è quella che li aveva spinti alla partenza.

Sono state osservate numerose supernove nella nostra galassia negli ultimi due millenni, specialmente in Cina, dove gli astronomi erano anche molto attenti alle comete, sebbene trattasi di due fenomeni del tutto diversi. Da una ricerca su Google otteniamo la seguente lista di eventi:

–         185 AD, osservazione cinese

–         1054 AD, osservazione cinese, esplosione che genera la famosa nebulosa del Granchio

–         1181 AD, osservazione cinese

–         1572 AD, osservata da Ticho Brahe, dal suo famoso osservatorio in Danimarca, dove Keplero lavorò a lungo

–         1604 AD, osservata da Keplero, vedasi  Keplero (1614).

Probabilmente i cinesi osservarono supernove anche in tempi precedenti, ma le loro registrazioni andarono perdute quando verso il 200 AC l’imperatore Qin Shi Huang, il costruttore della Grande Muraglia, ordinò la distruzione di tutti i libri, salvo quelli di medicina e di divinazione. Altri sopravvissero grazie agli studiosi che morto l’imperatore riscrissero quei libri che avevano memorizzati. Forse una lettura completa degli annali in 130 volumi di Sima Qian, massimo fra gli storici cinesi ed anche capo degli astronomi di corte, vissuto poco dopo la morte di Qin Shi Huang, potrebbe arricchire la lista di sopra.

Ora manca ogni riferimento ad un simile evento stellare presso  le registrazioni astronomiche sia cinesi che occidentali riferibili agli anni 7 e 8 AC, anni in cui l’osservatorio di Alessandria era in  piena attività (all’ epoca di Tolomeo, circa 150 anni dopo, l’ osservatorio era dotato di una grande lente in cima al Faro, a 112 metri, montata su un supporto in acciaio importato ad altissimo costo dalla Cina, vedasi Temple (2000)). Un evento classificabile come nova sembra sia stato notato dai cinesi nel 5 AD. Quest’ anno non è relazionato con la nascita o con i Magi, ma, volendo fare del simbolismo, è associabile alla prima uscita in aperto di Gesù che, ragazzino, si fermò a discutere nel Tempio lasciando i rabbini ammirati dalle sue conoscenze.

E’ stata anche considerata l’ ipotesi di una cometa, ma qui il calcolo preciso delle date è quasi impossibile, in quanto le comete tipicamente perdono parte della loro massa, in misura impossibile a dirsi, nell’ avvicinarsi al sole, con effetti sulla loro orbita. E’ stata proposta la data del 12 AD per la visibilità della cometa di Halley, incompatibile con la cronologia degli eventi di Gesù. L’ ipotesi di una cometa è stata accettata da Giotto nei suoi affreschi di Assisi. Per ulteriori considerazioni si consideri Baratta (1997).

Ora vediamo perché la luminosissima stella vista dai Magi prima della loro partenza non fu notata in occidente. Era il momento della nascita di Gesù, fine dicembre, molto probabilmente proprio il 25 dicembre, giorno di Natale. Questo è tempo di piogge nella regione mediterranea, piogge associate a copertura nuvolosa. Una copertura di grande parte del Mediterraneo per molti giorni è perfettamente possibile e questo spiegherebbe la mancata osservazione dell’ evento. Inoltre, come osservato prima, darebbe luogo ad un clima mite e i pastori potrebbero portare le pecore all’ aperto per pascolare sulla nuova erbetta, che proprio con la stagione delle piogge ricopre di verde i pascoli della Palestina virtualmente secchi in tutta l’ estate…

Ora, come arguiremo più avanti, i Magi vivevano da qualche parte nel vasto territorio situato fra Tibet ed Altai, un deserto di altipiani, dove in inverno cade poca neve, e i cieli invernali sono di una incredibile limpidezza, vedasi la descrizione nei libri della grande viaggiatrice Alessandra David Néel. Quindi la supernova – o una nova di stella abbastanza vicina, questa l’ ipotesi più valida per la sua minore durata di grande luminosità – apparve nel cielo in tutto il suo splendore, annegando nella sua luce le stelle vicine. Deve quindi avere portato alla memoria dei Magi, studiosi, astronomi, maghi, esperti in molte arti dalla gioielleria alla medicina, la profezia di Zoroastro, specialmente se Zoroastro, come propone Filippani Ronconi (2007), veniva dalla loro terra. Quindi partirono per la terra indicata, in un modo su cui si fermano le mie possibilità speculative, dalla stella e dalla profezia. Potremmo anche ipotizzare che la terra dei Magi fosse stata visitata da Salomone, nel corso dei molti anni di viaggi che devono avere caratterizzato l’ ultima parte della sua vita, quando all’ età di 54 anni lasciò il potere diretto per visitare i regni a lui sottomessi e restituire le mogli avute in tributo, vedasi il nostro scenario, (Spedicato 2009). Esiste infatti un monumento a lui dedicato, un Takht e Suleiman, nel Fergana, non molto lontano dalla regione abitata dal popolo dei Magi. E la nostra ricerca di monumenti dedicati a Salomone è lungi dall’ essere conclusa. Ma se visitò la terra dei Magi, persone che potevano sfidarlo a livello di conoscenze, potrebbe avere detto qualcosa su colui che sarebbe stato un suo discendente…

La ricomparsa della stella quando i Magi arrivarono alla casa di Gesù – e notasi che non si parla più specificamente di Betlemme di Giudea né di stalla! – potrebbe allora spiegarsi con la tripla congiunzione fra Giove e Saturno. Un evento notevole ma non confrontabile in luminosità con il precedente alla partenza, ed avvenuto, se i calcoli di Keplero sono corretti, circa un anno dopo la nascita di Gesù. Anno impiegato dai Magi per arrivare prima in Palestina e poi nel Wadi Jalil, dalla loro terra lontana circa 10.000 km.

4. Chi erano i Magi

Il termine Magi si riferisce usualmente, stando ad Erodoto ed altri, ai sacerdoti zoroastriani della Persia dai tempi achemenici sino all’ arrivo dell’ Islam.

Filippani Ronconi (2007) scrive che Zoroastro arrivò dopo un lungo viaggio da nord-est, attraversando due grandi fiumi, forse l’Amu Darya e il Syr Darya. Potrebbe essere venuto dalla regione dove vivevano popoli uralo-altaici, fra cui magiari e turchi, non definibile con precisione, ma forse collocata fra l’ altopiano Tibetano e i monti Altai. Era una regione di confine fra popoli sciti, turchi, tibetani e mongoli. Arrivò probabilmente in Persia al tempo in cui in tutto il mondo nascevano nuove religioni o  le antiche venivano profondamente rinnovate. Era l’ epoca di Budda in India, di Confucio e Laotze in Cina, della deificazione dell’ imperatore in Giappone nell’ ambito dello scintoismo, e di Talete che nel mondo greco introduceva il razionalismo. Cambiamenti epocali da religioni basate fortemente sui pianeti e sulle stelle ad altre con un contenuto più astratto e morale. Cambiamenti che studiosi come Velikovsky (1950), De Grazia (1981) ed altri hanno associato alla fine di un periodo in cui il sistema solare differiva dallo stato presente, con le orbite dei pianeti interni tali da portare a catastrofici passaggi ravvicinati, vedasi Spedicato (2010).

La maggior parte degli autori fa provenire i Magi che visitano Gesù dall’ Iran. Tuttavia questa identificazione geografica crea problemi con le seguenti affermazioni negli apocrifi:

–         Dall’ Iran, in particolare dalla regione caspica dove i Magi erano particolarmente presenti, a Gerusalemme la distanza è al più di tre mesi, viaggiando a piedi ad una comoda media di 30 km al giorno, minore usando cavalli o cammelli

–         i Magi persiani non avevano il tipo di vestito che sorprese gli abitanti di Gerusalemme, calzoni e giacche di pelle.

La nostra proposta è che i Magi venissero dalla regione altaica, popolata da magiari e turchi, percorrendo quindi una distanza di circa 10.000 km, con un viaggio della durata di circa un anno, come affermato in due apocrifi citati. Il loro abito è inoltre tipico dei magiari, particolarmente al tempo in cui entrarono in Transilvania; è vero che questo tempo è un migliaio di anni più tardo, ma i popoli antichi erano conservatori, in particolare negli abiti dove molte componenti avevano precisi significati rituali.  Dal Vangelo Armeno abbiamo la notevole affermazione che erano accompagnati da 12 capi e da 12.000 uomini. Questo fatto fa pensare che fossero turchi, dato che turchi, il cui nome proprio è Ghuz, sono sempre stati divisi in 12 tribù. I tre Magi potevano quindi essere grandi capi religiosi sciamanici, accompagnati da 12 capi di ogni tribù.

E ora osiamo proporre  il vero significato della parola Magi, identificati sia con i sacerdoti zoroastriani che con coloro che sono capaci di azioni speciali, inusuali, misteriose, ritenuti quindi dotati di poteri magici. Sulla base del criterio sunt nomina lumina, notiamo che nelle lingue ugrofinniche (sino a qualche anno fa ne sopravvivevano una trentina; molte sono ora perse in quanto già allora parlate da piccoli gruppi dispersi nelle foreste della Russia e della Siberia), lingue parte del gruppo uralo-altaico cui appartiene anche il turco,  le consonanti m e n possono scambiarsi facilmente, vedasi Alinei (2003). Quindi magy può diventare nagy,  che in ungherese significa grande. E ar può vedersi come una forma abbreviata di arany, che in ungherese significa oro. Quindi, se indoviniamo correttamente, la parola magyar significherebbe colui grande nel (lavorare) l’oro, con riferimento ad una classe di persone specializzate nella lavorazione dell’oro, o più in generale di gioielli. E può Magi  essere una forma ridotta della parola più completa Magyar, forse dovuta al fatto che nelle loro funzioni sacerdotali i preti zoroastriani avevano lasciato ad altri il compito più complesso di lavorare l’oro, essendo più interessante e non meno profittevole limitarsi alle attività sacerdotali (fra le quali le previsioni astrologiche).

In un altro lavoro, vedasi Spedicato (2012), abbiamo affermato che la biblica Ophir, citata già in Genesi ma nota in particolare per la grande quantità di oro che Salomone ne importò, deve essere identificata con il monte Kailash, nella Transhimalaya tibetana, da cui nascono i fiumi  Brahmaputra, Indo (localmente chiamato Senge, parola che in tibetano significa leone) e Sutlej. Vicino al Kailash, in un pianoro a circa 5000 m di altezza, esiste una grande miniera di oro ricavata in una zona di sabbie aurifere. Qui lavorava, sino all’arrivo dei cinesi, una speciale tribù tibetana e qui anche le marmotte, presenti in tutto il Tibet, scavando le loro tane potavano in superficie lingotti di oro (da cui la storia in Erodoto ed altri autori greci o romani che in India l’oro era scavato da formiche grandi come cani, un errore dovuto alla somiglianza dei nomi greci per formiche e marmotte). L’ oro di Ophir, quando non esportato in forma grezza, era lavorato, ipotizziamo, da specialisti magiari nella città che nella Bibbia è chiamata Tharsis, e che poi fu forse chiamata Taxila, parola che significa, stando ad un email dello storico Subhash Kak, luogo dove si fanno oggetti preziosi. Il nome Tharsis può spiegarsi con un’altra parola ugrofinnica, tharasa, che ancora significa oro (nella lingua khanty, un popolo ancora oggi di sciamani). A Tharsis possiamo associare anche i nomi Tarso e Tursa di due città presso la costa mediterranea fra Turchia e Siria, e di Thyrsenoi, il nome greco per gli etruschi. E quindi possiamo spiegare l’ origine orientale degli etruschi, affermata da vari storici classici, notando che i Magiari in Tharsis probabilmente fuggirono all’ arrivo verso l’ anno 810 AC degli assiri in India, con Nino e Semiramide. E soprattutto tenendo conto della teoria del prof Alinei (2003, 2013) che la lingua etrusca è uralo-altaica.

Qui potremmo notare che le parole Zoroaster, Zarathustra, per le quali gli iranologi danno una spiegazione discutibile, quale, vedasi Filippani Ronconi (2007), l’uomo che si sposta con il cammello, potrebbero essere relazionate anch’esse con tharasa, vedendo quindi nel grande uomo religioso l’ esponente di un popolo specializzato nella tecnologia dell’ oro (e certo di altri metalli, ma non possiamo approfondire questo aspetto). Lasciamo quindi agli iranisti il compito di determinare chi producesse l’ oro in Persia prima dell’ arrivo di Alessandro. Questione che è divenuta ancora più interessante alla luce di una comunicazione del prof Gunnar Heinsohn della università di Brema, che alla Terza Quantavolution Conference a Kandersteg, nel giugno 2009, ha dimostrato che i gioielli disponibili in Sumeria e nella Scizia per un periodo di vari secoli erano essenzialmente identici. Un fatto spiegabile nel nostro approccio in quanto tali gioielli erano prodotti dagli stessi specialisti magiari, che li vendevano in gran parte del mondo, loro stessi anche spostandosi per mare o per terra quando venivano invitati a lavorare l’oro locale. Se la nostra spiegazione è valida, cade la proposta di Heinsohn sulla identità di Sciti e Sumeri.

Dagli apocrifi vediamo  che i Magi portarono a Gesù, o meglio al suo padre ufficiale Giuseppe, tre doni speciali, oro, incenso e mirra. Tre cose da non associare forse a significati metafisici, come vari commentatori hanno fatto, fra cui Padri della Chiesa. Furono dati in quanto utili per la produzione di gioielli in oro di speciale qualità. Qui siamo debitori a Mario Pincherle (2000), che ha dimostrato come fossero utilizzabili per la produzione dei cosiddetti gioielli di oro granulato, dove una lamina di oro è arricchita con piccole sfere attaccate senza far uso di saldatura. Tali gioielli sono stati trovati in tombe etrusche, ma anche in altri luoghi del mondo antico, in particolare in tombe assire del terzo millennio AC (fra cui un famoso ritratto di Sargon il Grande). Le sfere possono essere prodotte semplicemente gettando oro fuso dall’alto di una torre in un contenitore pieno di acqua, un processo usato sino a un centinaio di anni fa per produrre i pallini di piombo per i fucili da caccia. Quindi le sferette sono incollate alla lamina con una colla fatta con la mirra. Poi sono coperte con cenere di incenso e riscaldate in un forno per varie ore ad oltre 1000 gradi, ottenendo una perfetta giuntura alla lamina. Pincherle stesso ha prodotto gioielli di questo tipo e mi ha venduto una copia del ritratto di Sargon il Grande…

Quindi i doni dei Magi sembrano riflettere una origine magiara e qualificare i magiari antichi come il popolo migliore nella lavorazione dell’ oro (per non dire di altre attività in cui pure forse eccelsero). I magiari potrebbero avere qualche vantaggio genetico, che spieghi come nell’ ultimo secolo siano stati i primi al mondo in matematica e fisica, tenuto conto del loro numero relativamente piccolo.

I doni indicano che Giuseppe, oltre a non essere un povero costruttore di oggetti in legno ma piuttosto, come già osservato, un costruttore di edifici, era forse anche uno specialista nella lavorazione di metalli preziosi. Una abilità che attraverso varie generazione potrebbe farsi risalire a Salomone, che fu certamente in contatto con l’India e con i magiari che lavoravano a Tharsis.

5. Il ritorno dei Magi e l’ attacco dei soldati di Erode

I Magi arrivarono al luogo dove Gesù era nato, Betlemme di Giudea, circa un anno dopo la nascita di Gesù. Betlemme sta a circa un’ ora a piedi dalle mura di Gerusalemme, come constatai nella mia prima ed unica visita in Israele nel 1975. La famiglia di Gesù certo non attese un anno nella stalla e ritornò nella casa abituale nel Wadi Jalil, compiuti gli obblighi amministrativi e la visita al Tempio, dove ci fu l’incontro con il grande sacerdote Simeone. Erode fu certamente in difficoltà quando gli chiesero dove si trovasse il bambino Gesù. Ma i suoi consiglieri certo sapevano dove vivesse Giuseppe, discendente di Davide, anche perché le sue attività a Cesarea ed a Sepphoris dovevano essere ben note. Quindi Erode seppe che il bambino stava alquanto lontano. Altrimenti non si capirebbe perché non fece accompagnare i suoi visitatori da guardie di onore, forse già con l’incarico di eliminare il bambino, e con lui i Magi (ammesso che questi non fossero scortati da 12.000 uomini, come affermato nel citato passo del Vangelo Armeno).

Quindi i Magi continuarono il loro viaggio, aggiungendo forse un 15% alla distanza già da loro percorsa. Avvicinandosi alla casa dove stava Gesù, e qui dobbiamo notare l’ uso della parola casa invece che stalla, la stella riapparse. Era passato circa un anno da quando avevano visto una stella molto luminosa prima di partire, quindi non, poteva essere la stessa nova o supernova; ma essendo ormai nel 7 AC si trattava forse di una delle tre congiunzioni di Giove e Saturno, come proposto da Keplero. Probabilmente quella di maggio. Maggio, mese di Maria, maggio mese delle rose…. e sappiamo dal manoscritto di Zuqnin, vedasi Bussagli et al (1985), che erano ancora a Gerusalemme nel mese di Nissan, aprile odierno…. dobbiamo pensare che Erode li trattenne non per pochi giorni, trattandoli da re e nel frattempo attivando la ricerca del bambino nei pressi di Gerusalemme… partendo comunque all’inizio di aprile potevano certamente raggiungere il Wadi Jalil prima della fine di maggio, potendo ad esempio in cinquanta giorni percorrere almeno 1500 km.

Poi i Magi ripartirono per la loro terra, o sulla base di un sogno, come dice il Vangelo di Matteo, oppure avendo nel frattempo saputo chi era Erode e cosa tramasse.  Ripartirono per un diverso itinerario. Possiamo considerare quale potesse essere questo diverso itinerario. Una delle strade possibili era quella lungo una serie di wadi, ricchi di pozzi, e che passa per la grande oasi del Qassim, ora il maggiore centro agricolo dell’ Arabia Saudita e sede a suo tempo di Ibn Saud, il wahabita cui Churchill regalò il controllo dell’ Arabia. Questa è la strada seguita da quasi tutti i pellegrini diretti alla Mecca da oriente, ovvero dalla Mesopotamia ed oltre. Lungo il ritorno potrebbero avere visitato altri magi in Persia e non è quindi impossibile che qualcuno dei tre Magi sia morto in quella terra, come affermato in tradizioni medievali. Che in tal caso le loro ossa possano essere finite a Costantinopoli e poi a Milano ed infine nel duomo di Colonia non è impossibile, visto il valore che nel Medio Eva si attribuiva a simili reliquie. Avrebbero potuto essere acquistate o da Armeni o dai Templari. Secondo una tradizione la Sindone tornò alla luce a causa di un terremoto, dopo essere stata nascosta per secoli in una cavità nelle mura di Edessa; i bizantini non ebbero difficoltà ad acquistarla dai persiani.

Tuttavia esiste un’altra interessante via di ritorno, suggerita dal seguente email ricevuto dal prof Salibi, il 21-9-2009, che diamo in inglese:

Thanks for the kind gesture of including me in the dedication. I have read your essay twice and will read it again and again to get its full import.
Among the Arab traditions relating to the Magi is one that asserts that they died and were  buried in the valley of Hadhramaut, now part of the Republic of Yemen. I visited the area in 1974, when it was the Fifth Department of the virtually communist Department of South Yemen, and was shown some old stones which, I was told, were the tomb (or tombs) of the three Magi. My guides reminded me that the southern parts of the Yemen, along with adjacent Dhofar, had always been the home of frankincense and myrrh, and had frequently been under Persian rule or influence.

Quanto sopra suggerisce che i Magi dal Wadi Jalil mossero a sud verso lo Yemen, lo Hadhramaut e Dhofar, dove potevano acquistare incenso e mirra da vendere altrove (molto l’incenso  usato nei templi indù…). La storia della tomba non contraddice quella della tomba in Persia se solo uno o due dei Magi morì…anzi tenuto conto che l’ Hadhramaut era forse sotto controllo persiano, una morte in quella zona era una morte in Persia! Comunque sia andata, dall’Hadhramaut, usando i porti di Al Mukalla o Salala, o dell’Oman, è possibile raggiungere l’ Iran per mare. Fra Hadhramaut e Mascate sono circa 1000 km e lungo la via trovasi il villaggio di Adam…che forse, se esistente allora, potrebbe avere interessato i Magi in relazione alla profezia di Zoroastro che si diceva originata da Adamo….

Torniamo ora ad Erode, meditante come uccidere il bambino che secondo profezia sarebbe divenuto re d’ Israele, e che viveva nel Wadi Jalil, fuori del suo controllo. Erode aveva un padre ebreo ed una madre principessa araba. Non era quindi lui ebreo secondo le norme in vigore, tale stato dipendendo dalla madre. Ma poteva usare i contatti via madre, probabilmente pagando qualcuno, per inviare una spedizione militare in Arabia sino al Wadi Jalil. Una decisione  presa certo indipendentemente

dal ritorno dei Magi, che dovevano sospettare che la loro vita sarebbe stata in pericolo a Gerusalemme. Non sapeva l’ età esatta del bambino. Ma sapeva che i Magi erano partiti un anno prima e che i soldati avrebbero impiegato qualche mese a raggiungere il Wadi Jalil. Quindi Gesù avrebbe avuto più di un anno e nemmeno poteva escludere che a Maria fosse nato un altro bambino. L’ alto tasso di natalità di quei tempi lo faceva prevedere e lasciare in vita un secondo figlio sarebbe stato anche questo pericoloso. Quindi la decisione di uccidere tutti i bambini sotto i due anni a Betlemme e nelle zone vicine era del tutto naturale. Si noti come eliminare tanti bambini a Betlemme di Giudea e vicinanze sarebbe stato quasi inconcepibile con la loro vicinanza a Gerusalemme, dove sarebbero certo scoppiate gravi proteste; lo sterminio avrebbe anzi dovuto coinvolgere i bambini in Gerusalemme stessa. Quindi un altro argomento a favore della tesi di Salibi che la famiglia di Gesù vivesse nel Wadi Jalil.

Potremmo anche stimare quanti bambini furono uccisi. Wadi Jalil aveva molti villaggi, assumiamo per default una popolazione di 50.000 persone. Il tasso di natalità a quell’ epoca era alto, confrontabile almeno con quello di oggi per i palestinesi (oltre 6%) ed a Firenze subito dopo la peste nera (circa 7%). Quindi almeno 3000 bambini per anno, 6000 per i due anni. Solo i maschi furono uccisi e la mortalità infantile era alta, assumiamo del 50%. Quindi avremmo una stima, ovviamente provvisoria, di 1500 bambini uccisi; e sicuramente di varie centinaia.

Giuseppe era intanto partito per l’ Egitto. Certamente è possibile che sia partito dopo un sogno, ma sicuramente aveva capito subito dopo l’ arrivo dei Magi che Erode avrebbe fatto il possibile per uccidere Gesù. E dato che lui aveva molti contatti non solo in Palestina ma in Arabia, luogo dove la maggioranza degli ebrei  viveva ancora ottocento anni fa, vedasi Beniamino di Tudela (1988),  dovette scoprire che Erode stava usando i contatti da parte materna per inviare una spedizione militare. Quindi partì per l’ Egitto, dove certamente aveva altri contatti. E quanto tempo Gesù fu Egitto e cosa fece è un’altra storia.

Sappiamo che Giuseppe, qualche tempo dopo la morte di Erode, lasciò l’Egitto. Qui nasce una domanda. E’ possibile che sia tornato al Wadi Jalil, dove l’elevato numero di bambini massacrati a causa di Gesù, e quindi in un certo senso a causa sua e di Maria, probabilmente generò sentimenti negativi, se non di vendetta, nei suoi confronti? Giuseppe si era allontanato con Gesù e tanti altri avevano pagato con la vita dei loro piccoli figli.  E’ quindi probabile che per ragioni di sicurezza non si sia recato nel Wadi Jalil, ma in un luogo dove poteva continuare il suo lavoro di costruttore, dove c’erano persone a lui fedeli anche provenienti dal Wadi Jalil, e dove essendo lontano dall’Arabia era al sicuro da atti ostili. Tale luogo appare naturalmente essere stato il villaggio di Nazareth, nel Jalil palestinese,  costruito probabilmente per ospitare chi lavorava nella vicina Sepphoris. Qui Giuseppe dovette vivere in condizioni più modeste che nel Wadi Jalil. Non certo in condizioni di povertà, potendo facilmente trasportare dall’Egitto oro e gioielli nella cui lavorazione era pure forse esperto (e se l’ oro portato dai Magi era molto, poteva ancora possederne).  E quindi, se così avvenne, abbiamo accanto all’ evidenza data da Kamal Salibi di una origine nel Wadi Jalil, una conferma della tradizione che vede Gesù nella Galilea palestinese.

Non sappiamo se e chi dei suoi figli o nipoti lo seguisse a Nazareth, tenuto conto che probabilmente alcuni erano contrari alla sua relazione con Maria. Ma è lecito sospettare che una delle tre Marie che stanno vicino alla croce dove Gesù è crocifisso, dove solo parenti potevano essere presenti, fosse una sua figlia, o una nipote, forse la più giovane e vicina a Maria madre di Gesù. Si tratta di Maria Jacobea, madre di Giacomo il Minore e Giuseppe, e il nome Giuseppe suggerisce un nonno di nome Giuseppe…e forse anche di Maria Salomea, madre di tre figli, fra cui Giacomo il Maggiore. Probabilmente lo seguirono con i loro figli, che dobbiamo ritenere tutti maggiori di età di Gesù, forse anche con i mariti…

C’è anche da chiedersi se Gesù, crescendo ed essendosi dimostrato dodicenne nel Tempio come persona di eccezionali conoscenze e capacità argomentative, non avesse lui pure ritenuto pericoloso fermarsi a Nazareth. Questo in vista soprattutto dell’emergente potere di Erode Antipa, che non avrà difficoltà ad arrestare Giovanni il Battista e ucciderlo su richiesta di Salomè. Potrebbe quindi avere lasciato la Palestina per paesi di interesse culturale e religioso per lui. Inoltre va osservato che lasciando la Palestina a dodici anni, avrebbe evitato il matrimonio che usualmente era fissato a tredici anni per i maschi. Dopo l’ Egitto, dove probabilmente fece degli studi, certo interessanti erano Persia ed India. Qui non vogliamo discutere su quanto pubblicato, in particolare dal sufi Fida Hassnain, archeologo e storico del Kashmir,  in merito ad una sua presenza in India. Notiamo invece come i suoi contatti con gli Esseni o gli Zeloti, pur probabili, debbano essere stati assai limitati, vivendo costoro in località dove Erode Antipa poteva facilmente inviare i suoi soldati. Quindi l’ipotesi di vari autori di un Gesù esseno o zelota va scartata anche con queste considerazioni, oltre che per l’incompatibilità fra il suo messaggio, di pace e perdono e assenza di rigidità nelle norme morali, con quello degli appartenenti a queste sette.

6. Altre osservazioni

Fonti del Medio Evo affermano che i Magi avevano pelle di tre colori, bianco, nero e giallastro. Fra il Tibet e gli Altai, dove i magiari vivevano nei tempi antichi, ed erano ancora presenti al tempo di Gengis Khan, come segue da un passo della Storia segreta dei Mongoli ( furono certo i magiari, con le loro conoscenze tecnologiche, a dargli i mezzi per la conquista di tante città fortificate), troviamo anche:

–         i  Tibetani, la cui pelle è molto scura, quasi nera, e infatti chiamano se stessi Bopas o Teste nere, lo stesso nome con cui i sumeri si chiamavano

–         I Tocari, citati in storici classici ma riscoperti nell’ultimo secolo, nei documenti di Dung Huang e nelle città che emergono dal deserto a nord del Tibet (Miran, Loulan….), erano di pelle chiara, capelli rossi o biondi, occhi blu, vestiti come quelli dei pastori scozzesi …. come si vede nelle loro mummie ritrovate in perfette condizioni dopo almeno 2000 anni sotto le sabbie

      –   i Mongoli, di pelle simile a quella dei cinesi, un colore giallo bruno.

Da quanto sopra, tenendo conto che gli antichi ad alto livello spesso sposavano donne di altri popoli (i cinesi davano una principessa in matrimonio, in cambio di un cavallo del Fergana … le molte donne di Salomone erano probabilmente figlie di re che ne avevano accettato l’ autorità) è possibile che i tre Magi fossero di colore diverso. Forse tre alti sciamani di tre popoli contigui e interagenti.

E’ inoltre importante ricordare come i mongoli di Gengis Khan quando invasero l’ Europa (l’avrebbero conquistata se la morte di Gengis non avesse richiamato in Mongolia i suoi generali) dicessero che meta del loro attacco all’ Europa era il recupero delle ossa dei Re Magi conservate a Colonia. Questa affermazione, vedasi Bussagli et al (1985), si trova negli Annales Marbarcenses del 1222, con l’affermazione specifica che i Magi venivano dalla loro terra. Affermazione che si accorda con il nostro scenario, tenuto conto che i magiari facevano parte del nucleo iniziale conquistato da Gengis.

Qualche considerazione sull’asino e il bue nella stalla. Se Giuseppe e Maria arrivarono a Betlemme partendo dal Wadi Jalil, fecero un lungo cammino anche attraverso regioni montuose. Certamente non andarono a piedi, ma usarono animali da trasporto, e in quelle regioni dell’ Arabia (ed ancora in Hadhramaut al tempo del viaggio nel 1934 della  citata Freya Stark) l’ asino era l’ animale da carico preferito. Quindi l’ asino nella stalla era probabilmente quello che aveva trasportato Maria. Meno ovvia la presenza del bue, dato che i buoi non erano comuni in Palestina e non erano usati nei sacrifici degli ebrei. Inoltre, come in tutte le città antiche, il territorio attorno alle mura di Gerusalemme era quasi certamente coltivato, dove possibile, a frutta e verdura, non a cereali, quindi non erano necessari buoi per arare.  Ora a Gerusalemme vivevano, si stima, almeno 70.000 ebrei che non amavano né Erode né i Romani. Quindi doveva esserci una presenza di truppe romane pronte a reprimere ribellioni, acquartierate fuori delle mura, per evitare incidenti. Quindi possibile la presenza di romani in una caserma a Betlemme, e di un bue da sacrificio, forse per la festa del Sol Invictus. Ora Giuseppe, nella sua qualità di costruttore di importanti edifici nelle città che i romani stavano costruendo, parlava sicuramente latino e probabilmente conosceva chi era a capo dell’ipotizzata  caserma a Betlemme. Quindi poteva ottenere facilmente alloggio in una stalla della caserma (entro la caserma non era consigliabile per una donna). Un fatto da non riportare nei vangeli, dato che i romani non erano amati dagli ebrei di Palestina dopo la guerra giudaica o dai seguaci di Gesù visto il ruolo di Pilato.  Fatto che indica che nel Wadi Jalil Paolo deve avere avuto accese discussioni sui romani….

E una nascita di Gesù nella stalla di una caserma romana, certo ben nota a molti a Gerusalemme, potrebbe avere suggerito la storia, poi diffusa da ebrei anticristiani, e leggibile nel Talmud e in un frammento di Celso del secondo secolo, che padre di Gesù sarebbe stato un soldato, di nome Pantera.

Infine possiamo chiederci se nel Wadi Jalil esista un luogo di nome Betlemme, che avrebbe potuto essere il villaggio di Giuseppe. Non abbiamo una risposta certa, ma si può riflettere sul seguente email ricevuto dal prof Kamal Salibi in data 24-11-09

Dear Emilio,

Alas, my good friend, my days for travel and visiting foreign parts are over, and have been over since the strokes I suffered in the summer of 2006. I have now a nice set of doctors who dictate my life, and I obey them to the letter. Thank you very much, however, for being so thoughtful.

Re Bethlehem, the name, as beth lehem, means the “house” or “temple” of “bread”, clearly, the name of a god or goddess of sustenance. There are at least two Bethlehems in Palestine: the famous one south of Jerusalem, in Palestine proper; the other 100 kilometres at least to the north, in
Galilee. The same should apply to Western Arabia, because the Old Testament text indicates the existence of more than on Bethlehem in the area, which would mean at least two. The one called the Bethlehem of Judah, which was the hometown of David, is called Umm Lahm (the “mother” of “goddess” Lahm, the place name establishing the feminine sex of the divinity in question.
This Umm Lahm is located in the vast unexplored archaeological field of Wadi Adam, on the maritime side of the Taif water divide, and in the hinterland of the coastal town of Lith (the Biblical Laysh, or “Lion”). To my knowledge, there is no Bethlehem in Wadi Jalil, on the inland side of the
same water divide. The distance between the two wadis, however, though very rugged, is not great. You just go over the hills from one to reach the other, as I recall.

In the New Testament, the toponym Judah is only used in quotation from the Old Testament. Hence the OT quotation addressing “Bethlehem in the land of Judah” where the birth of a guide of the people of Israel is prophesied. Otherwise, the term used to distinguish the Jewish kingdom then
administrative area in Palestine from neighbouring areas is not Judah (originally the name of an Israelite tribe), but Ioudaia (English, via Latin, Judaea), meaning the “Jewish country”. The two names, though ultimately related, are not identical.

7.  Conclusioni

Osserviamo che i dettagli riguardanti la nascita di Gesù, sia nel Vangelo di Matteo che negli apocrifi citati, sono confermati nel nostro scenario. La nostra soluzione  è basata su un ampliamento geografico. Andiamo al di là del tipico atteggiamento secondo cui gli antichi non viaggiavano su lunghe distanze. Erano invece grandi viaggiatori, come vediamo dalle storie di Ibn Battuta e di Gilgamesh, per non dire dei Pani, i grandi navigatori che dall’India raggiungevano forse ogni continente. I Pani sono quasi del tutto ignorati dagli studiosi occidentali. Ed inoltre abbiamo usato in modo fondamentale i contributi di Pincherle, Alinei e Salibi.

Il nostro scenario implica che la famiglia di Gesù avesse vaste connessioni e che Giuseppe, al tempo in cui Maria restò incinta, era uomo di grande autorità e conoscenza, pur essendo vecchio. La sua influenza su Gesù resta un’ affascinante questione aperta. Forse la scoperta di altri manoscritti o lo studio di tradizioni nel Wadi Jalil potrebbero essere  utili.

Ringraziamenti

Per le loro ricerche essenziali nello sviluppo di questo lavoro ringrazio il prof Kamal Salibi, emerito dell’Università Americana di Beirut, e il prof Mario Alinei, emerito dell’Università di Utrecht. Aggiungo un ringraziamento al matematico ungherese Aurel Galantai che mi ha introdotto ad Alinei. Speciali ringraziamenti anche all’ing. Mario Pincherle, scomparso da poco più che novantenne, il cui studio dei gioielli di oro granulato ha portato alla proposta dei Magi come appartenenti alla grande famiglia dei magiari, cui sono collegati gli etruschi.

Bibliografia

M. Alinei, Etrusco, Una forma arcaica di ungherese, Il Mulino, 2003

M. Alinei, Gli Etruschi erano turchi. Dalla scoperta delle affinità genetiche alle conferme linguistiche e culturali, Edizioni dell’orso, 2013

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